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Prestiti a pensionati con protesti: guida alle offerte

Prestiti a pensionati protestati: un contesto difficile

Perché scegliere e come funzionano i prestiti a pensionati con protesti?La prudenza è il valore che, più di ogni altro, caratterizza le banche. Ciò implica delle difficoltà a concedere i finanziamenti a coloro che sono anche leggermente in odore di insolvenza. La brutta notizia è che gli istituti di credito, che non lesinano colpi bassi quando c’è da farsi concorrenza, collaborano quando la necessità è trasmettersi a vicenda le informazioni sui richiedenti.

Questo vuol dire che i prestiti a pensionati con protesti, o lavoratori autonomi e dipendenti con lo stesso problema, rischiano di essere un miraggio. Di norma dovrebbe essere così, ma è anche vero che il contesto si è facilmente adattato e ha “partorito” alcuni prodotti che, pur limitando i rischi, sono destinati in primo luoghi a chi è iscritto alle black list.

Anche perché il problema dei protestati è vissuto con una certa preoccupazione anche dalle banche. Regole scritte e non scritte impongono il rifiuto, anche a costo di perdere un cliente che, dal punto di vista logico (e non formale) avrebbe onorato i suoi debiti.

Le soluzioni offerte ai protestati hanno esattamente questo scopo: sancire la vittoria della logica, che dice che anche un cattivo pagatore può redimersi e rimborsare, sulla fredda normativa, che invece preme verso un rifiuto netto di queste categorie.

Prestiti pensionati protestati: una formula particolare

In che modo le banche riescono a offrire prestiti ai cattivi pagatori e ai protestati, pur mantenendo un profilo di rischio basso e in linea con il bon ton finanziario?

La risposta è semplice: si affidano a una formula che deresponsabilizza i debitori, che toglie loro sufficienti margini di azioni per, eventualmente, decidere di non pagare regolarmente le rate. È una formula ampiamente utilizzata, e diventata ormai un pilastro del sistema creditizio italiano: la cessione del quinto.

Tale formula, ampiamente utilizzata per i prestiti ai pensionati con protesti, consiste nel pagamento automatico – o quasi – della rata: il datore di lavoro o l’ente che gestisce la pensione detrae la rata dal reddito del debitore e si occupa in prima persone di erogare il rimborso. In questo modo, il finanziato “non può non pagare le rate”, ma in compenso è esonerato da qualsiasi obbligo personale.

Prestiti a pensionati con protesti: i rischi

Certo, i rischi non mancano, soprattutto per il contribuente. Cosa accade, per esempio, se perde il posto del lavoro e quindi il reddito? La banca in questo caso può rifarsi sul Trattamento di Fine Rapporto, privando il lavoratore di una somma che sarebbe tornata utile per la vecchiaia.

Per quanto riguarda i pensionati, infine, il rischio principale è che il reddito non sia sufficiente a sostenere una data rata. La cessione del quinto si chiama così perché il massimo importo detraibile (ma ci sono delle eccezioni) non può superare il 20% del cedolino o della busta paga.