Il sito inpdap-prestiti.it non è in alcun modo collegato ad INPS ed INPDAP, è solo un blog informativo NON ufficiale dedicato ai dipendenti ed ex dipendenti ora pensionati pubblici.

Meglio tasso fisso o variabile? Come scegliere nel 2015

Tassi mutui: come si definisce l’interesse applicato

Il tasso di interesse è un elemento decisivo per la scelta del finanziamento, poiché ne determina il costo effettivo, ossia la somma da corrispondere alla banca. Esistono varie tipologie di tasso di interesse, ma la distinzione fondamentale è quella tra tasso fisso e variabile.

I finanziamenti a tasso fisso prevedono un Tan (tasso annuo nominale) definito in base al valore del parametro Eurirs (Euro Interest Rate Swap) della durata corrispondente al piano di ammortamento. Per un mutuo ventennale a tasso fisso ad esempio, il Tan sarà definito in base al valore dell’Eurirs a 20 anni alla data di stipula del contratto.

Il tasso variabile invece si definisce sulla base dell’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) e delle relative variazioni di mercato. In entrambi i casi, al valore del parametro di indicizzazione si aggiunge lo spread, ossia della quota di guadagno reale delle banca sul finanziamento. Il tasso applicato al prestito è quindi il risultato della somma tra parametro di indicazione (Eurirs o Euribor) e spread.

Quando è meglio tasso fisso o variabile: le differenze nel piano di ammortamento

Sottoscrivendo un mutuo a tasso fisso si ha quindi la sicurezza di un interesse costante per l’intera durata del finanziamento. Una soluzione che però risulta più dispendiosa, quantomeno nel costo di base, rispetto ai finanziamenti a tasso variabile, poiché la banca si tutela contro gli eventuali rialzi futuri dell’Eurirs. Variazioni che, però, interessano solo l’istituto e non incidono sulla rata del mutuo.

È bene precisare che a un interesse fisso non corrisponde sempre un piano di ammortamento a rata costante. Alcune banche propongono, infatti, finanziamenti che prevedono il pagamento di una rata crescente nel corso del tempo, corrispondendo in un primo momento solo la quota d’interesse, e successivamente anche quella capitale.

In ogni caso, il tasso costante consente al beneficiario di conoscere anticipatamente l’importo di tutte le rate che andrà a corrispondere e, di conseguenza, di pianificare le proprie spese. Al contrario con i mutui a tasso variabile, l’importo della rata è soggetto alle variazioni di mercato e può subire variazioni, sia al rialzi che al ribasso, per tutto il periodo di rimborso.

Come scegliere il tasso mutuo: meglio tasso fisso o variabile

Ma è meglio tasso fisso o variabile? In linea di massima i finanziamenti a tasso fisso sono più indicati per chi non vuole assumersi il rischio di spese impreviste e prevede di avere una disponibilità economica costante, magari grazie ad un reddito fisso o ad una rendita. Si tratta di un tipo di finanziamento consigliato nei periodi in cui le previsioni di mercato annunciano una crescita dei tassi.

Il tasso variabile invece è adatto ai mutuatari propensi al rischio e dotati di un reddito abbastanza alto, in grado di far fronte agli eventuali rincari della rata. Questa tipologia di fenomeno risulta particolarmente convenite quando si prevede una diminuzione dei tassi di interesse.