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Assegno scoperto, rischi e conseguenze per chi lo emette

Assegno scoperto, protesto assegno: a cosa si va incontro

Gli effetti della crisi economica investono trasversalmente la società e assumono quindi diverse forme, tra cui figura il fenomeno di assegno scoperto, formalmente definito come assegno senza provvista. Situazione che si determina quando sul conto corrente non vi sono risorse per pagare la somma prevista. Una pratica purtroppo in rapida ascesa. Ma quali sono le conseguenze e i rischi per chi sigla un assegno scoperto?

L’erogazione di un assegno a vuoto è un reato depenalizzato e al momento si caratterizza in quanto illecito amministrativo. Sono previste quindi sanzioni a livello economico ed è applicata la “revoca di sistema”.

La prima conseguenza è l’invio al correntista, da parte dell’istituto di credito, del preavviso di revoca. Si tratta di un sollecito a pagare l’assegno e a riportare la prova del pagamento, nel rispetto delle disposizioni riportate sul preavviso. Questo indica anche i rischi associati a una potenziale inadempienza.

Nel caso di pagamento tardivo dell’assegno, il cliente va incontro a una penale, corrispondente al 10% della somma, cui si aggiungono interessi legali e spese di protesto. Il pagamento si deve realizzare entro 60 giorni dalla scadenza dell’assegno.

Per compiere il pagamento tardivo si possono utilizzare diverse modalità:

  • accreditando sul conto corrente risorse sufficienti per pagare l’importo previsto;
  • pagando il beneficiario dell’assegno. In questo caso per attestare che il pagamento è stato effettivamente eseguito, il beneficiario deve fornire una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con acclusa l’attestazione dell’istituto di credito;
  • pagando il pubblico ufficiale che ha levato il protesto. In questa eventualità il correntista deve fornire alla banca l’attestato di pagamento tardivo consegnato dal pubblico ufficiale.

Assegno scoperto e segnalazione CAI: di cosa si tratta

Se il soggetto che ha emesso l’assegno non risponde alle prescrizioni indicate, l’istituto di credito interviene seguendo uno specifico iter:

  • segnalazione del cliente alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), database della Banca d’Italia in cui sono riportati gli impieghi irregolari degli assegni bancari, postali e carte di credito. Con l’iscrizione CAI si determina la revoca di sistema: il cliente non più autorizzato a emettere assegni bancari per sei mesi ed è soggetto all’obbligo di restituzione di quelli non impiegati.
  • è eseguita la segnalazione al Prefetto Questo, entro 90 giorni, esegue la notifica della violazione alla persona che ha erogato l’assegno. Il soggetto coinvolto ha a disposizione 30 giorni per inoltrare una documentazione difensiva.

Spetta quindi alla Prefettura decidere se inviare l’ingiunzione di pagamento di una sanzione (che può superare i 6mila euro). Può inoltre applicare una sanzione accessoria.